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L’”Azienda Agricola di Artale Caterina” è sita nel territorio di Santa Margherita di Belice, nell’estremo lembo occidentale della provincia di Agrigento.
Il Comune di Santa Margherita di Belice è uno dei Comuni della Valle del Belice o del Belìce che dir si voglia che fu sconvolto dagli eventi sismici del gennaio 1968. Dal punto di vista storico il Comune ha raggiunto la notorietà perché legato al nome di “Giuseppe Tomasi di Lampedusa”, autore del celebre romanzo “Il Gattopardo” e de “I Racconti”.
Il terreno ove vengono coltivate le olive dell’”Azienda Agricola Siciliana Artale” gode della vista descritta dallo scrittore Tomasi nel libro “I Racconti” a pag.72 “….
nei pomeriggi autunnali piovosi la passeggiata si limitava alla Villa Comunale. Questa era posta al limite settentrionale del paese, proprio sul dirupo che contemplava la grande vallata che è forse l’asse principale est-ovest della sicilia e, ad ogni modo, uno dei suoi pochi segni geografici evidenti.
Era stata donata al Comune da mio Nonno ed era di una malinconia senza limiti: un viale abbastanza lungo bordato da cipressetti giovani e da vecchi lecci affluiva in un piazzale nudo che aveva in faccia una cappelletta della Madonna di Trapani nel centro una aiula fiorita di “cannae” rosse e gialle ed a sinistra una sorta di chiosco-tempietto con cupola sferica dal quale si poteva guardare il panorama.
E ne valeva la pena. Di faccia si stendeva un immenso costone di basse montagne, tutto giallo per il frumento mietuto, con le ristoppie talvolta bruciate che producevano macule nere cosicchè si aveva davvero l’impressione di una immane belva accovacciata. Sul costato di questa leonessa o iena (secondo gli umori di chi guardava) si scorgevano a malapena i paesi che la pietra giallo-grigiastra delle costruzioni distingueva assai male dal fondo: Poggioreale, Contessa, Salaparuta, Gibellina, S.Ninfa, oppressi dalla miseria, dalla canicola e dall’oscurità che sopravveniva alla quale essi non reagivano col benchè minimo lucignolo …”. |
L’Azienda è dedita alla coltivazione degli ulivi oramai da diverse generazioni tanto che nell’uliveto risultano coltivate piante ultracentenarie assieme a quelle giovani. Vengono coltivate assieme piante di ulivo del tipo: “Nocellara del Belice”, “Biancolilla”, “Cirasuole” la cui coltivazione, del tipo tradizionale senza trattamenti di sorta così come tramandata dagli olivicultori di vecchia generazione, unita alle caratteristiche pedoclimatiche del territorio siciliano, formano un mix in grado di produrre un olio extravergine di altissima qualità ed altamente apprezzato proprio per le sue caratteristiche organolettiche. Verde-oro di colore, gusto piccante quanto basta, molto odoroso e soprattutto privo di qualsiasi additivo e ricco di sapori e genuinità tipici del territorio siciliano. Ottimo per la dieta mediterranea. Molto apprezzato se gustato unitamente a prodotti tipici locali di terra di Sicilia. Con bassissimo indice di acidità dovuto oltre che all’area geografica di coltivazione anche al metodo di raccolta, di trasporto ed ai tempi di spremitura ancora artigianali che favoriscono la conservazione del prodotto e del gusto tipico. |
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