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Le Terre Sicane
>> Santa Margherita di Belìce |
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Santa Margherita Belice, anticamente chiamata Manzil-Sindi dal nome di un condottiero arabo, lega indissolubilmente il suo passato alla nobile famiglia dei Corbera. Furono proprio gli eredi della famiglia Corbera, ovvero il Principe Filangeri di Cutò, che intorno al 1600 diede impulso al paese mediante la costruzione della monumentale Chiesa Madre accanto all'antico Palazzo Filangeri.
Questi luoghi di straordinaria bellezza, rappresentano l'infanzia e la fonte di ispirazione dello scrittore Giuseppe Tomasi di Lampedusa per sua opera più rappresentativa, “Il Gattopardo”.
Oltre che per la cultura la città del Gattopardo è rinomata anche per le produzioni agro-alimentari del territorio, formaggi, ficodindia, olio e vino su tutte. |
Il Palazzo Filangeri Cutò |
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Edificata dalla famiglia Filangeri di Cutò nel secolo XVI, l'imponente costruzione, comunemente chiamata palazzo del Gattopardo, perché legato alla memoria del famoso romanzo, venne eretta su un preesistente fortilizio musulmano del quale è nota solamente una torre. Quasi totalmente distrutto dal sisma del 1968, il palazzo è stato parzialmente ricostruito. Esternamente, il prospetto, che si affaccia su piazza Matteotti, di chiaro stile barocco, è scandito da una serie di paraste a doppio ordine che dividono la facciata in tre settori.
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La Villa del Gattopardo |
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Adiacente al palazzo sorge ancora oggi il Giardino con gli alberi secolari, realizzato sul finire del secolo XVII, mirabilmente descritto da Giuseppe Tomasi di Lampedusa.
Del giardino esistono ancora quattro fontane prive di quelle statue che magnificamente le decoravano. |
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Il Parco Letterario Giuseppe Tomasi di Lampedusa
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Il Parco del Gattopardo è il luogo che conserva l'impronta della vita e dell'immaginario dello scrittore Giuseppe Tomasi di Lampedusa e rappresenta una rivisitazione dei luoghi dell'autore e dei suoi scritti. All'interno del Parco è stata allestita un sala, in cui le “Cere” dei personaggi del romanzo rappresentano sinteticamente l'opera letteraria del Gattopardo, permettono al visitatore di entrare in diretto contatto con il nobile mondo dell'aristocrazia siciliana. La visita del Parco del Gattopardo rappresenta indubbiamente un'offerta turistica di tipo culturale e al contempo alternativa alle mete del turismo di massa.
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I ruderi |
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Della vecchia Santa Margherita di Belìce, distrutta dal terremoto del 1968, oggi rimane ben poco che possa testimoniare la ricchezza architettonica dell'edilizia civile e religiosa della vecchia Santa Margherita di Belìce. Testimoni superstiti di questo tragico evento sono il Palazzo Fiangeri Cutò, la Chiesa Madre e la Palazzata. La Palazzata era un lungo isolato monumentale costituito da una serie di case gentilizie, voluta dal nobile Alessandro I Filangeri di Cutò per celare dalla piazza i quartieri popolari più antichi di Santa Margherita di Belìce, quello di San Vito e quello di San Calogero ai quali era possibile accedere tramite un sottopassaggio che si apre nella stessa Palazzata. Tra tante rovine, oggi abbandonate, emergono dall'antico quartiere di San Vito, i ruderi seicenteschi dell'omonima chiesa, la ben conservata dimora della famiglia Scaminaci, dalla monumentale facciata scandita da paraste e finestre in sequenza alternata, delimitata da un caratteristico vicolo a volta e la seicentesca chiesa della Madonna delle Grazie, prima Matrice di Santa Margherita di Belìce i cui resti, recentemente consolidati e restaurati, inglobati in una moderna struttura a vetri, conservano interessanti decori pittorici ad affresco. |
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I ruderi della Chiesa Madre |
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La Chiesa Madre , venne fondata da Alessandro I Filangeri sul finire del Seicento, presso l'oratorio del SS. Rosario, a fianco del palazzo Filangeri al quale la chiesa era collegata tramite una scala. Dalla fiancata sinistra, unica parte del tempio rimasta parzialmente integra a seguito del terribile sisma che l'ha colpito nel 1968, emerge la maestosa bellezza degli ornamenti della maggiore chiesa di Santa Margherita di Belice. |
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La Villa Comunale |
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E' l'altra zona a verde di cui il paese dispone. Si sviluppa su un'area a forma allungata con un viale che la percorre interamente. All'estremità del viale si trovano: il tempietto a pianta circolare del "Café House", fatto costruire, nella seconda metà del 1800, la statua di Flora posta su un basamento nel piazzale antistante il tempietto. |
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